| Cospicua ricompensa di un amore sincero, batte le ciglia in un assolo di affranti ricordi. Corte di un regno fittizio; Ascende all'ameno simposio dell’eterno ricredersi. Così fatta appare all'idilliaco mio iride e sì proposta scalza le prospettive veneree dell’astio passato; E’ una musa cortigiana; Urlante di dolore e mestamente crucciata. Ora in cammino tra le fronde del mandorlo, ora in pianto sulle falde turbinose della mente sleale. Oriunde e fatiscenti prove di un realismo congenito e dell’irriso carnevale in mi animo. Proponi o tu regina, l’intorno mio esistere; Ricostituisci ancora le sillabe del nostro ribelle poetare. Giungeremo con mano in mano alla casa di cupido, piegando il tempo e stracciando millesimi di eros. Cosicché il tuo pianto diventi cuore e la tua anima diventi mia voce. |
DA BLOGGER.COM
di FranK Manga
Bozze, schizzi, pensieri, poesie e divagazioni inutili.
venerdì 13 giugno 2008
MUSA CORTIGIANA
mercoledì 21 maggio 2008
EPISTEMOLOGIA PRAGMATICA
Frank Manga così divaga nel lontano 2008
Rivisto e ripubblicato il 30/06/2019
Consideriamo un sistema meccanico in equilibrio, ad esempio un pendolo: se questo è in equilibrio esso è in posizione di riposo al potenziale minimo, cioè è fermo e tale rimarrà fin quando resterà in equilibrio. Se vogliamo che il pendolo si muova dobbiamo allontanarlo dall'equilibrio; quindi c’è evoluzione meccanica se c’è squilibrio fra le forze! Analogamente si può dire, facendo un rapido riferimento agli studi di Fisica Generale, che anche un sistema elettrico non dà segni di vita se non c’è una differenza di potenziale. Allo stesso modo non c’è moto di fluidi se non si verifica una differenza di pressione. Si potrebbe continuare all'infinito con gli esempi per trovare sempre la stessa verità: le condizioni di equilibrio comportano l’immobilità del sistema, cioè un sistema in equilibrio (per usare un’espressione forte) è un sistema morto.
Rivisto e ripubblicato il 30/06/2019
Consideriamo un sistema meccanico in equilibrio, ad esempio un pendolo: se questo è in equilibrio esso è in posizione di riposo al potenziale minimo, cioè è fermo e tale rimarrà fin quando resterà in equilibrio. Se vogliamo che il pendolo si muova dobbiamo allontanarlo dall'equilibrio; quindi c’è evoluzione meccanica se c’è squilibrio fra le forze! Analogamente si può dire, facendo un rapido riferimento agli studi di Fisica Generale, che anche un sistema elettrico non dà segni di vita se non c’è una differenza di potenziale. Allo stesso modo non c’è moto di fluidi se non si verifica una differenza di pressione. Si potrebbe continuare all'infinito con gli esempi per trovare sempre la stessa verità: le condizioni di equilibrio comportano l’immobilità del sistema, cioè un sistema in equilibrio (per usare un’espressione forte) è un sistema morto.
Eppure una trasformazione termodinamica avviene da uno stato A verso uno stato B: ma come avviene questa trasformazione se supponiamo il sistema in equilibrio termodinamico, e quindi fermo, in ogni istante della trasformazione? Siamo di fronte ad una sorta di contraddizione in termini: se il sistema è in equilibrio termodinamico non si evolve, eppure consideriamo evoluzioni reversibili e quindi costituite da trasformazione istantaneamente in equilibrio.
Anzi ci complichiamo ancora la vita supponendo che, sempre per avere le condizioni di equilibrio, il sistema sia tanto lento da essere quasi statico! Ma come è possibile? Si tratta di un vero e proprio imbroglio concettuale fatto a fini euristici e pragmatici. Se volessimo effettivamente studiare i sistemi termodinamici reali ci troveremmo d’innanzi ad una complessità di fenomeni che non ci lascerebbe scampo.
Non potremmo studiare proprio nulla!
In conclusione semplifichiamo la realtà rendendola miseramente umana, perché è il modo più facile di risolvere i nostri problemi. Abbiamo paura di ciò che ci circonda e grafichiamo tutto in degli schemi logici o ideologici in modo da essere pronti ad affrontare il pericolo. Non ci rendiamo ancora conto che abbiamo perso l’istinto di rinnovarci: stiamo cercando oltre con una ragione maturata sapientemente da pochi geni, ormai defunti e accettiamo passivamente milioni di concetti altrui; Attendiamo diligentemente il tempo in cui decideremo di autodistruggerci.
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